La monta in Amazzone ha fatto la sua comparsa in Italia agli inizi del ‘300 alla Corte di Mantova, durante le nozze sfarzose per il matrimonio di Ludovico I Gonzaga con Caterina Malatesta.

Le prime selle (sambue), erano un adattamento del basto da soma su cui era stato avvitato, un seggiolino imbottito dal quale pendeva un poggiapiedi e si stava seduti lateralmente paralleli al dorso del cavallo, una postura assolutamente inadatta ad andature diverse dal passo a mano.

La sambue, scomoda e poco sicura, era usata solo nelle parate, mentre nella caccia a cavallo la “cavaliera” montava esattamente come gli uomini.

L’evoluzione inizia nel secolo XVI alla Corte di Francia con Caterina de’ Medici, che per contrastare il potere dell’amante del marito, grande e impudica “cavaliera” a cavalcioni, fece modificare la sambue, facendo aggiungere un pomello alto a destra per l’appoggio e una gobba al centro del sedile che consentiva una posizione più verticale e più sicura e aggiunse un sostegno supplementare, un corno, che le permetteva di non scivolare a sinistra, sostituendo il poggiapiedi con una staffa-pantofola.

Un po’ alla volta la posizione si raddrizzò, la gamba destra della “cavaliera” si ritrovò girata nell’asse dell’incollatura, le spalle perpendicolari alla colonna del cavallo, confermando così quell’indipendenza maturata con il Rinascimento, che aveva permesso alla donna di assumere anche a cavallo, dei ruoli sociali e politici riservati solo agli uomini.

È a François de Garsault, capitano degli Haras di Francia, che dobbiamo l’introduzione del secondo corno a destra del primo, grazie al quale consentì un equilibrio ben migliore.

La nuova sella permetteva di tenere la gamba destra della “cavaliera” tra i due corni, mentre la gamba sinistra rimaneva in appoggio su di una staffa tradizionale.

L’introduzione nel 1830 del “corno da salto”, l’attuale corno mobile, attribuito a Jules Charles Pellier e codificato nel “vangelo” della monta all’amazzone, permise l’appoggio definitivo della gamba sinistra.

Grazie a Pellier, la monta all’amazzone non fu solo una “moda”, ma uno spettacolo affascinante di magia visiva. Influenzò i Paesi anglosassoni e, attraverso loro, si diffuse nel resto del mondo.

L’Italia contribuì alla sua evoluzione con l’innovazione di Federico Caprilli, all’origine della monta moderna e padre della “monta naturale”.

L’esperienza italiana, insieme a quella francese e inglese, mise l’amazzone in grado di affrontare tutte le discipline equestri, dandole una particolare indipendenza.

 

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